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La storia

IntroduzioneGruppo di Soci Fondatori (1929-1930 c.a.)

Alcuni contadini ed operai, nel lontano 1913, sentirono il desiderio e la necessità di creare per la comunità di Lainate e per sè stessi, una cooperativa che riuscisse a farli sentire uniti e forti contro paure e sottomissioni a cui erano costantemente sottoposti.
Essi si dettero, dunque, delle direttive, delle leggi che ne permettessero una giusta conduzione e che fossero di salvaguardia nel tempo al loro operato. Nacque in questo modo la «Cooperativa Circolo Italia».
Il suo statuto originale era un vero esempio di democrazia per quei tempi dominati dal conservatorismo della Casa Reale, e sulla base di esso nacque un centro di ri¬trovo, gestito direttamente dagli stessi cooperatori, dove si vendevano vini ed alimentari non solo ai soci ma anche all'intera cittadinanza.
I primi, furono anni di lavoro e sacrifici; la loro strada fu dura e contrastata da chi vedeva in loro, nella loro forza, nella loro caparbietà, un pericolo destabilizzatore e nocivo agli interessi delle classi allora dominanti.
Nonostante questa avversione, con diligenza e costanza fondarono una grande cooperativa di consumo, una cooperativa di tutti e per tutti; la «Coop italia», che negli anni a seguire ha sempre cercato, per quello che era nelle sue possibilità, di dare un contributo al Paese e di porsi sempre nuovi obiettivi, rivolti verso una più viva e serena cooperazione.

 

La cooperazione nel territorio

Lo sviluppo della cooperazione a Lainate trova una sua crescita di partecipazione nell'immediato dopoguerra.     .
La dominazione fascista infatti impediva con la repressione, la paura, il ricatto e l'arresto, di esprimere una propria identità politica, e a quelle persone che credevano nei principi di libertà e democrazia, non fu permesso di unire attorno a loro una massa di lavoratori che avrebbero potuto, con la loro forza, scalfire gli interessi di quella casta di personaggi che dominavano con il potere assoluto in quegli anni.
Ma sebbene consapevoli dei rischi a cui andavano incontro, non disarmarono, anzi, spinti dal desiderio e dalla necessità di liberarsi da quella oppressione, portarono avanti con grande tenacia quegli ideali che si erano prefissi nel lontano 1913, come punto di sviluppo democratico e civile e come bene non di «pochi» ma dell'intero paese.
Ecco allora perché, un operaio, un contadino o un giovane studente che entra a far parte della Cooperativa, toccando con mano la nostra viva e prospera realtà, riesce a ben capire con quanta umanità. e volontà i padri-fondatori seppero gestire le loro idee e darne un senso cooperativo.
Bisogna, quindi, spiegare alle giovani generazioni, che troppo facilmente oggi hanno quello che un tempo bisognava conquistare con lotte e sacrifici, il giusto ed importante significato che la parola cooperazione assume tra i lavoratori.
Una parola che ancora oggi a molti suona vuota e priva di quei grandi contenuti che invece racchiude.
Contenuti che ognuno di noi ha nel proprio animo, ma che molti non riescono a vedere.
Colpa della vita frenetica che conduciamo, colpa della apatia verso le forme di partecipazione collettiva, colpa, è doveroso ammetterlo, delle forze politiche che non sempre hanno spinto in questo senso, dando invece prova solo di un cieco arrivismo, colpa della macchina burocratica che guida le sorti del nostro Stato, se i valori sani e umani della cooperazione non riescono a trovare in tutti, quella attenzione dovuta.
Nonostante queste difficoltà vi è sempre chi, con volontà, sacrificio e coraggio, aderisce al giusto cammino della cooperazione, e finché ci saranno questi lavoratori la nostra strada sarà sì dura e piena di sacrifici, ma sicuramente vincente per il nostro futuro.

Momenti difficili

Durante il cammino della nostra esistenza, con grande delusione e rammarico per molti di noi, vuoi per fattori di leggerezza e di superficialità, vuoi per mancanza di vera partecipazione o di idee non sempre adatte alla realtà del momento, vi è stato un momento di vera e propria difficoltà economica e strutturale.
Quelli furono momenti veramente difficili.
L'allora consiglio di amministrazione fu costretto a privarsi in parte del patrimonio immobiliare della cooperativa, costituito in quegli anni dal cortile e dai fabbricati.
In quei giorni moltissimi soci cooperatori si sentirono traditi e umiliati da tanta leggerezza nell'amministrare un bene di tutti, e la delusione fu tanta che molti si ritirarono dalla compagine sociale.
I rimanenti, superando il primo momento di sconforto, si rimboccarono le maniche con devozione, caparbietà e onestà e riuscirono a riconquistare quello che in un momento di abbandono fu perso, ciò, in seguito, li spronò maggiormente verso nuovi e sociali obiettivi che si tradussero ben presto in realtà.
Ecco, dunque, un grande esempio di volontà e di spirito di partecipazione.
Ecco un esempio di come, anche nei momenti difficili, l'unità e la cooperazione tra i lavoratori può con la forza del coraggio affrontare dure prove e superarle.
È questa certezza (che tuttora ci sprona ad individuare nuovi obiettivi di sviluppo sociale e collettivo) che consente ai consigli d'amministrazione presenti e futuri di dare il massimo di sè stessi, perché certi di perseguire quegli ideali che la cooperazione richiede e di non ricadere più in «momenti difficili».

La cooperazione tra passato e futuro

La crisi del dopoguerra aveva messo in moto una serie di processi che avrebbero portato a sostanziali modificazioni politiche e sociali.
Artefici di ciò furono non solo gli operai (nel senso tradizionale del termine), primi a sentire questa necessità, ma anche quelle classi che oggi vengono chiamate «medie», come artigiani, impiegati ecc.
Tutti, indistintamente, richiedevano una maggiore giustizia sociale, che in quel contesto voleva significare l'equità nella distribuzione delle ricchezze e lotta alla disoccupazione.
A tutto questo bisogna allacciarsi per spiegare i più importanti eventi nel tempo,
come la crescita dei consensi elettorali della sinistra e del Partito Popolare Italiano e l'enorme successo che ebbe presso i lavoratori il nascente sindacato (Confederazione generale del lavoro CGdL). Anche il movimento cooperativo appena terminata la guerra fece segnare un notevole aumento di adesioni.
Nato verso la fine del 1800 ebbe un ruolo importante durante il periodo Giolittiano, ma solo dopo la guerra del 15-18 assunse caratteristiche e scopi precisi. Per i socialisti ed i cattolici di Don Sturzo (entrambi allora erano in testa al movimento riformista), la crescita del cooperativismo significa la possibilità di trasformare la produzione e la distribuzione, di sottrarle alla speculazione e di porre le basi per un cambiamento concreto dell'intera società.
Era, infatti, già opinione comune dei fondatori che non necessariamente vi doveva essere contraddizione (o se si vuole, scontro) tra esigenze del produttore e del consumatore, ma che, anzi, poiché si trattava delle stesse persone, degli stessi cittadini, l'irrobustimento delle cooperative avrebbe portato man mano ad un equilibrio reciproco, dove non ci fosse più soltanto profitto individuale.
Questi temi furono in seguito sempre più estesi, soprattutto grazie alla tradizione riformista dei dirigenti di sinistra.
Fu infatti per la loro opera nell'amministrazione dei governi locali e nei sindacati che si formò una vera e propria «coscienza cooperativa», cioè di una nuova dimensione della società che stava nascendo e che la cooperazione favoriva.
Per «coscienza cooperativa» non si intendeva altro che la visione dell'interesse collettivo e l'abbandono di egoismi di gruppo.
Insomma, la cooperazione si prefigurava come «società diversa» e contemporaneamente ne era esempio e preparazione. Esempio di giustizia sociale e preparazione ad una collaborazione solidale che apriva la via ad una società più umana. Con il passare degli anni c'è stato un costante rafforzamento delle strutture del movimento cooperativo tanto che oggi la sua presenza è una realtà ben evidente e la sua funzione non può più essere sottovalutata. Infatti il dibattito nato intorno alla crisi che stiamo vivendo ha posto il problema dello sviluppo della cooperazione come possibile strumento d'intervento.
Questa, è una sfida alla crisi che non può essere evitata e a cui il movimento come forza progressista non può sottrarsi. Si tratta di problemi che hanno evidentemente una dimensione nazionale ed oggi addirittura Europea e che vanno affrontati a tali livelli. Tuttavia è possibile per un movimento come il cooperativismo, riunire forze per una risposta e fissare punti fermi per la soluzione democratica della crisi. Si ritiene quindi utile passare direttamente in rassegna alcuni dati e problemi che il movimento si prefigge di risolvere:
1) primo grande obiettivo della cooperazione è uno sviluppo della politica di occupazione. Tale politica può riassumersi così:
a) difesa dell'occupazione nei settori tradizionali (edilizia, lavoro agricolo ecc.); contrastare fenomeni di sfruttamento padronale;
b) avvio di esperienze di cooperazione giovanile e femminile che assumono carattere imprenditoriale.
2) la ricca esperienza del movimento come organizzazione di lavoratori dell'edilizia può essere più estesamente messa a frutto.
La scelta 'fatta dal movimento di costruire case è stata realmente di grande aiuto per soddisfare l'eccezionale domanda di abitazioni.
Altri interventi sono in fase di studio, come ad esempio la costruzione di nuovi spazi in città e di ulteriori servizi alla collettività.
3) La cooperazione può riunire forze necessarie per affrontare la difesa dell'ambiente. Accanto alle già numerose cooperative di tecnici che operano nel settore, laboratori e consorzi possono essere costituiti per lavorare sull'ambiente, L'esperienza della cooperazione agricola può essere utilizzata per il razionale sfruttamento delle aree extraurbane (colline, montagne) in un disegno di salvaguardia dell'ambiente.
4) Il problema di una efficace difesa del. risparmio dei lavoratori si pone con forza particolare perché è stato oggetto di attacchi di varia provenienza (scossoni in Borsa, scarso interesse nel sistema bancario) e c'è quindi la necessità di utilizzarlo meglio. La cooperazione può essere protagonista di un'azione rinnovatrice in questo campo.
5) La cooperazione di consumo è stato un efficace strumento di controllo dei prezzi ed è disponibile a iniziative più incisive in questo senso.
Il contributo delle cooperative di consumo nel rendere la rete di vendita COOP più economica e razionale è dimostrata dai fatti e dalle cifre. Anche sul piano dell'educazione dei consumi, le cooperative sono state molto attive.
6) Le cooperative hanno avuto un ruolo decisivo nel coordinare i principali produttori di cultura ed oggi occorre inoltre un rinnovamento della tradizione dell'associazionismo popolare.
7) Per concludere, si sottolinea nel settore del turismo e del tempo libero l'importanza, in collaborazione con il Comune, di una iniziativa «Vacanze-anziani» e «Feste-anziani» che è importante per la rivalutazione della «terza età».
Su questi problemi bisogna discutere tutti insieme nelle cooperative perché solo in questo modo si potrà realizzare una politica comune sui programmi, sugli investimenti, sull'utilizzo delle risorse comuni.
Con questa piccola relazione si è cercato di illustrare ciò che siamo, quello che abbiamo fatto, quello che stiamo facendo e dove vorremmo arrivare. Le nostre proposte non sono fini a se stesse ma aperte ad ampi schieramenti capaci di fronteggiare la situazione di crisi e superarla.
Il movimento cooperativo ha accettato una sfida sul piano economico-sociale e perciò anche politico e questa sfida sapremo vincerla solo se saremo capaci di mobilitare tutte le energia di cui disponiamo in modo organizzato.
Ecco, collegarci alle nostre tradizioni per affrontare con l'energia morale e politica le grandi occasioni che ci stanno di fronte.

Gruppo di giovani frequentatori coi colori della Coop. Italia.

Il Futuro della Cooperazione

Quali sono i compiti e le prospettive che la cooperazione si deve dare per sviluppare il movimento e contribuire al miglioramento della vita dell'uomo?
Il movimento cooperativo mondiale nel suo congresso del 1980 a Mosca ha indicato le prospettive e le scelte per il futuro.
La cooperazione per alimentare il mondo che ha fame. La cooperazione per un lavoro produttivo.
La cooperazione per una società contro gli sprechi. Diffusione della cooperazione.
La cooperazione ha conosciuto i risultati di maggior successo nei settori che riguardano l'agricoltura e i prodotti alimentari.
Le organizzazioni cooperative di tutti i tipi e ai vari livelli dovrebbero prendere l'iniziativa,per colmare il divario fra i produttori ed i consumatori.
Comitati congiunti di agricoltori e cittadini dovrebbero unirsi per affrontare una serie di problemi, dalla commercializzazione dei prodotti, prezzi, sprechi, ricerca sui prodotti, codice di pubblicità per l'industria alimentare, stoccaggio dell’eccedenze alimentari, in conclusione tutti gli argomenti che riguardano il prodotto alimentare, dalla fattoria alla tavola da pranzo.
I movimenti cooperativi nazionali di tutto il mondo dovrebbero dare il primo posto ai programmi di sviluppo e di assistenza ai contadini e ai produttori agricoli del «terzo mondo».
Negli ultimi decenni hanno avuto un forte sviluppo il settore delle cooperative di produzione e lavoro.
Anche se all'inizio furono ostacolate dal.movimento sindacale, queste cooperative raggiungono lo scopo, come è stato dibattuto in una conferenza del 1978 dell'UNESCO, «la necessità di raggiungere un'armonia fra il lavoro fisico ed il lavoro intellettivo, e di includere in ogni modello di valore supremo l'idea del lavoro come parte indispensabile della vita di una personalità umana completa». Tuttavia l'entusiasmo per questo tipo di cooperative non dovrebbe far dimenticare, a chi desiderasse promuoverle, che esse rappresentano la forma di cooperazione più difficile da realizzare sia per i capitali necessari sia per la distribuzione e il reinvestimento dei residui attivi.
Le cooperative hanno analizzato criticamente lo stato del movimento riscontrando alcune carenze.
Nel tentativo di essere quanto più possibile simile all'impresa privata convenzionale molte cooperative hanno mancato di vedere il grande vantaggio di essere diverse, invece di concentrarsi nel fornire un servizio ai soci ed agli utenti in un modo più semplice ed economico, secondo il dettame degli ideali cooperativi.
Molte cooperative scarseggiano di capitali, a causa di una legislazione limitativa, e quelle che sono obbligate a prendere in prestito il denaro agli alti tassi d'interesse odierni, per gestire convenientemente l'attività, si troveranno ad essere estremamente ostacolate in questo periodo. 
L'unico canale importante, è quello di sviluppare il prestito dei soci che è agevolato per legge nel nostro Paese.
La cooperazione deve indirizzare il consumatore sugli acquisti, aiutandolo a scegliere nel proprio interesse senza essere condizionato da una pubblicità interessata.
In una società meno indulgente e più attenta la cooperazione deve essere giudicata sulla base di ciò che rifiuta di vendere e sui servizi che offre.
Negli ultimi anni, in Italia, la cooperazione è migliorata qualitativamente trasformandosi da organismo di assistenza e aiuto a vero e proprio settore economico, secondo solo all'industria privata e quella statale. Lo si è ottenuto migliorando il patrimonio di conoscenza e competenza dei cooperatori.
Ma vista la complessità di gestione delle attuali cooperative occorrerà puntare su una maggiore preparazione degli organismi dirigenti liberamente eletti dai soci. Questi dirigenti oltre alla gestione ordinaria se istruiti opportunamente incideranno oltre la loro realtà trasferendo le proprie esperienze nella società contribuendo così a modificarla.
Un ruolo fondamentale dovranno ricoprirlo le donne che sono poco o nulla rappresentate nel movimento cooperativo, non perché vi sia preclusione da parte dello stesso, ma perché forse poco interessate.
Immagino capirete tutti l'opportunità per esempio di avere delle donne in un consiglio di amministrazione di una cooperativa di consumo ove il principale utente è rappresentato per la stragrande maggioranza dalle donne stesse.
L'unica alternativa, per combattere una delle più forti tendenze nelle moderne economie, la convergenza fra i grandi governi e le grandi imprese multinazionali, è quella di costituire gruppi di cittadini, specialmente cooperative.
Nulla è più prezioso della propria individualità, ma ciascuno di noi deve rendersi conto che se non c'è un gruppo a difendere gli interessi comuni si verrà schiacciati nella massa.
In un epoca di terrorizzante corporativismo la cooperazione è il solo mezzo attraverso cui i lavoratori possono esercitare e godere dei diritti collettivi, e ciò senza esigere qualcosa in contraccambio gli uni dagli altri.

C'era una volta

La Soc. Coop. Mutua Bestiame

Quando Lainate era circondata da campi di grano, di biondo frumento e di verdi pascoli, esisteva allora una associazione cooperativa di Mutua Bestiame fondata dai contadini, che capirono per tempo che, l'unione da coraggio e il coraggio, dà la forza di acquistare macchine agricole che permetteva loro, di svolgere il lavoro a costi più ridotti con maggiore ricavato sia di prodotti agricoli che di ore lavorative. Furono giorni di grande soddisfazione, quando, nel periodo di mietitura le aie si colmavano di grano ad asciugare al sole, e le cascine si riempivano di fieno per l'inverno, tutto questo grazie, oltre che al contributo umano, alle macchine ai trattori alle trebbiatrici che si poterono acquistare grazie al contributo e alla partecipazione dei contadini che si misero in cooperazione.
Ma il progresso ha bisogno di spazi, e quindi anche a Lainate spuntarono le grosse fabbriche, grosse di dimensioni, ma con poca partecipazione di manodopera, e ingoiarono i campi di grano, di biondo frumento, ed i verdi pascoli, lasciando cemento ed asfalto e non poca tristezza.
Fu allora che ci si rese conto che il trattore non serviva più, le macchine arruginivano, le trebbiatrici ridotte in rottami.
La cooperazione tra contadini non aveva più ragione di esistere, allora si cercò di salvare il salvabile, tramite la cooperativa Circolo Italia a dimostrare che il lavoro, l'iniziativa e la volontà di quei contadini non andasse completamente persa nel tempo, ma che restasse traccia in un'altra cooperativa molto vicina alla loro, e che tante lotte ed avversioni han combattuto a fianco.
Ecco quindi l'intento di fondere la loro cooperativa in una sola portandovi l'apporto umano e sociale e quel loro patrimonio che ancora gli restava.
Ma sebbene ora a Lainate la Soc. Coop. Mutua Bestiame non risulti più, noi siamo fieri di quegli uomini, tenaci e lavoratori, che ancora una volta hanno saputo dare molto e chiedere poco, ma per un bene comune.

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